Racconti: sono in macchina…

Sono in macchina. Fa così freddo che tutti i finestrini si sono congelati. Sono le 07.22 del mattino. E’ presto. Troppo presto.
Sto andando piano tra le stradine del quartiere, anche l’auto si deve ancora svegliare del tutto come me. Mentre sto avanzando, di colpo una persona attraversa la strada e mi costringe a frenare. E’ tutta imbacuccata e cammina velocissima per tornare ancora qualche minuto sotto il piumone o per prepararsi un buon caffè caldo. Penso sia andata a buttare la spazzatura ma in realtà ha accompagnato la figlia verso scuola. Ma io non lo so ancora.
In base a come cammina e alla sua postura, la riconosco. La guardo in viso e ne ho la conferma. Finalmente mi sto abituando di nuovo a guardare i volti delle persone. I volti. Un volto. Tutto infreddolito ed addormentato ma bellissimo. Bellissimo e conosciuto. Che sa di casa.
Si perché prima ero davvero abituata a guardare i volti. Se vivi in un paesino guardare i volti delle altre persone è fondamentale. Ti potrebbe infatti capitare di fare due chiacchiere con un amico (di cui quasi certamente sei imparentato), ottenere pettegolezzi interessanti  da altri o addirittura di dover rapidamente evitare quella signora che se ti incontra di certo non ti permetterà di arrivare in orario con i suoi racconti sui nipoti. Perché è così. Se vivi in paese i volti li conosci tutti. E anche se vedi qualcuno da lontano, troppo piccolo per distinguerlo, il volto alla fine ce lo metti tu, che tutte quelle facce le conosci, perché le vedi da una vita.
Poi un giorno finisci in città. Con luci, colori e volti di tutti i tipi, ma tanti volti, troppi. Al principio provi a osservarli, a ricordarteli. Ma sono proprio troppi e non riesci ad associarli a nome alcuno. Alla fine smetti di osservarli , poi di guardarli e poi anche solo di accorgerti che ti passano accanto. Guardi il pavimento davanti a te mentre cammini. Non alzi mai la testa se non ai semafori. Inizia a venirti un leggero dolore cervicale.
Nella città io per otto anni non ho visto volti. Centinaia di essi hanno attraversato il mio campo visivo e io non ne ho guardato praticamente nessuno. Se per sbaglio avveniva il contatto visivo con uno sconosciuto, ritiravo velocemente lo sguardo a terra e tornavo nel limbo dei non sguardi. Non riconoscevo quel volto. Non mi serviva a nulla.

Fortunatamente la vita è piena di sorprese e anche situazioni che sembrano  impossibili, possono diventare realtà. Da oggi il mio paesino è qui in centro città. Ma proprio in centro centro. Ci abito io e ci abitano molte altre persone che per me hanno un volto. Si perché le vedo al mattino portare il cane, mentre lavorano, mentre si occupano dei loro figli. Mentre fanno la lavatrice, quando arrivano a casa distrutti la sera con la borsa della spesa e mentre mangiano, ridono e scherzano. Ci parlo, mi confido o semplicemente li saluto. A volte i volti sono anche tristi o un po’ tesi. Ma per me sono sempre tutti meravigliosi, perché abitano con me, perché sono amici e perché so che se passo loro accanto anche loro riconosceranno il mio volto. E sarà bellissimo. E saprà di casa.