Racconti: il primo che vedi…

Il primo che vedi da lontano è smunto e oblungo, ha un colorito innaturale, sciupato e ti mette addosso quella strana soggezione fredda: vorresti conoscere la sua storia, sapere cosa l’ha reso così malconcio, quale cammino ha percorso e come si è ritrovato lì, ma senti che ogni domanda risulterebbe indiscreta.
Cercando di distogliere lo sguardo, noterai che gli fa compagnia un esemplare altrettanto bizzarro, egocentrico con colori accesi e brillantini ma che in fondo ha l’aria di una diva degli anni passati decaduta, dimenticata.
Uno ha l’aria eroica e spessa di chi ha sofferto, ma non ha mai ceduto.
Accanto, c’è quello che non noteresti mai, anonimo, quasi trasparente.
Per fortuna a mettere allegria ci sono quelli giovani, freschi, appena arrivati: piccini piccini, tozzi, lunghi, quelli dallo stile retrò o quelli ultra moderni, alcuni hanno qualche acciacco ma quasi non si nota.
Se ne stanno tutti lì, vicini. Hanno la speranza che prima o poi vengano scelti, che qualcuno se li ricordi e torni a prenderli. Silenziosi assistono a dispute di orari e spazi, senza mai schierarsi, ma ridacchiando di certo.
Ma nel frattempo, la notte, appena si spengono le luci, se silenziosamente ti avvicini alla buca della serratura e guardi dentro, li potrai vedere mentre piroettano romanticamente o si scatenano ballando il twist, si corteggiano e si rincorrono e anche i più vecchi si abbandonano al ritmo del tango.
Ecco cosa succede la notte in lavanderia, quando i calzini escono dalla scatola degli spaiati.