Eventi

Prossimi appuntamenti:

HARRAGA

14 – 19 maggio presso L’Officina con-temporanea di Luoghi Comuni San Salvario
installazione realizzata dagli studenti dell’Ist. Professionale Statale Albe Steiner

1 KM DI TELA… all’incanto

29 maggio dalle ore 21 presso Luoghi Comuni San Salvario la tela realizzata nel corso del laboratorio artistico 1 km di tela andrà all’incanto.
Il ricavato sarà devoluto all’Ass. Opportunanda

UN GIORNO AL V20

9 giugno dalle 10,30 alle 23 presso il co-housing Vivo al Venti di Via Milano 20, cortili e case aperte, per performance di teatro, danza, musica dal vivo, proiezione video

VOLTI DELL’ABITARE

12 – 20 giugno presso Luoghi Comuni San Salvario
mostra fotografica di Giulio Ameglio in collaborazione con Roberta Ravizza

Gli eventi nel dettaglio:

HARRAGA

È un’installazione che nasce dalle riflessioni e dal lavoro delle ragazze e dei ragazzi dell’IPS ALBE STEINER di Torino nell’ambito del progetto “Biografie dell’Abitare”.
Che cosa significa “abitare”?
La radice indoeuropea del lemma “abitare”, *HAB, la stessa dei verbi “to have” in inglese e “avere” in italiano, è naturalmente collegata al campo semantico del possesso, alla delimitazione del mio e del tuo. Nella società nomade dei predoni indoeuropei probabilmente il possesso non era inteso in senso moderno e individuale, ma tribale: abitare significava occupare momentaneamente un terreno e delle risorse, anche a scapito di chi ci viveva prima (che, se aveva la sventura di sopravvivere, diveniva schiavo ed entrava così nelle “risorse”).
Le delimitazioni del mio e del tuo si declinano, da allora, nei miti del sangue e della terra. Il sangue viene accuratamente delimitato dal controllo dei matrimoni; la terra dai valli e dalle torri di guardia. Questi due miti sono alla base di un terzo mito, quello dell’identità. Possedere, abitare, è una delle due facce con cui esercitiamo il potere di tracciare dei confini e dunque ci riconosciamo: come fa il bambino che, intorno ai due anni, inizia a nominare con l’indice e il pronome possessivo per riflettersi sulle cose come in uno specchio.
Quello stesso atto di riconoscimento che ci fonda come persone, di cui non potremmo fare a meno, si esprime, quando viene messo in pericolo (reale o presunto), nel genocidio. La privazione dell’identità, del proprio sangue e della propria terra, è la violenza più grande che un essere umano possa subire: perfino i cadaveri, come insegna il mito di Antigone e di Ettore, dovevano trovare una casa, o le anime dei morti avrebbero vagato per sempre come fantasmi. Così vagano i migranti, non perché nomadi, ma perché privati della capacità di possedere una terra. Così vagano gli “harraga”, arabo per “migranti clandestini”, che sono costretti a bruciare i loro documenti quando vengono presi (“harraga” in arabo sono “coloro che bruciano”), e palesano così la violenza genocida di cui sono vittime nel pogrom dei loro nomi.

Harraga è un’installazione che nasce dalle riflessioni e dal lavoro di studentesse e studenti dell’IPS ALBE STEINER di Torino sulle biografie dell’abitare nell’ambito del progetto presentato da Cooperativa Atypica per le iniziative di AxTO, Azioni per le periferie della Città di Torino.
In tempi nei quali le persone si spostano e migrano le biografie dell’abitare diventano biografie dell’erranza. Le figure di Harraga fluttuano come scoloriti fantasmi sulle pareti di una capanna, come quelle che i migranti si costruiscono od occupano, restando imprigionate non all’interno delle pareti, ma sulla loro superficie, come mosche in una ragnatela.

1KM DI TELA

A partire dalle suggestioni raccolte attraverso le interviste e gli incontri con gli abitanti, tre artiste
Marisa Coppiano, Tiziana Menegazzo e Cristiana Erbetta hanno organizzato e condotto dieci appuntamenti per la pittura collettiva di una lunghissima tela. Sono state coinvolte due classi della scuola primaria Manzoni di San Salvario e gli abitanti di Luoghi Comuni. L’attività si è svolta nel cuore della residenza temporanea, la grande cucina collettiva, in cui la tela è stata appesa e via via srotolata per essere dipinta con l’assoluta libertà di tecniche e colori.
Dal cuore interno di Luoghi Comuni la tela si affaccerà al quartiere nello spazio espositivo L’Officina con-temporanea e sarà visibile dal 21 al 25 maggio, per sventolare poi dai balconi della casa nei giorni 26 e 27 maggio con uno scenografico allestimento di luci.
Infine la tela chiuderà la sua migrazione con un grande evento:

il 29 maggio in duplice battitura alle 17,30 e alle 21 la tela sarà messa all’incanto e il ricavato sarà devoluto all’Ass. Opportunanda che si occupa dei senza fissa dimora.
L’evento vedrà la partecipazione dell’attore Diego Casale e della band musicale 88 Folli

UN GIORNO AL V20

Il progetto Biografie dell’abitare ha visto gli abitanti del cohousing Vivo al Venti di Via Milano 20 promotori e attori di una serie di narrazioni della loro esperienza di “abitare solidale”, realizzate attraverso i linguaggi artistici del video, dell’espressione corporea e della danza, del teatro.
Il 9 giugno dalle 10,30 alle 23 il cohousing Vivo al Venti terrà il portone aperto a tutta la città e vi accoglierà “in famiglia” tra performance di teatro, incursioni di danza, burattini e musica dal vivo, come una grande festa di paese!
Le iniziative partiranno dal mattino alle 10,30 con Zero Privacy: 10 cittadini e/o famiglie potranno essere ospiti per un giorno all’interno del cohousing, condividere le attività abituali di alcuni cohousers, partecipare a una visita guidata nelle case e nel quartiere e condividere il pranzo con gli abitanti. Per info e modalità di iscrizione: vivoal20@gmail.com
Alle 16,30 il cohousing sarà aperto a tutta la città, offrendo una mostra fotografica che racconta questi 4 anni di esperienza abitativa, e alcune performance di teatro, danza e musica.
La serata proseguirà con un aperitivo condiviso, uno spettacolo di burattini Guarattelle di Gianluca Di Matteo e infine sarà proiettato nel cortile il video documentario V20 cohousing.

VOLTI DELL’ABITARE

Mostra fotografica – inaugurazione 12 giugno ore 18,30 presso Luoghi Comuni San Salvario
Abitare significa creare una relazione tra uno spazio e una storia. Da una parte stanze, oggetti, aperture… dall’altra emozioni, vicende, pensieri, incontri…
Le fotografie che compongono questa mostra presentano frammenti di questa relazione e raccolgono i segni di un abitare quotidiano ricco di sfumature. Nascono dalle narrazioni che alcuni abitanti di San Salvario hanno affidato, dando parole e volti a una costellazione di biografie dell’abitare.